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Autore

Dr. Luigi Trovarelli
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Ecologia del Plancton

 

Durante il corso dell'anno, è stata inoltre dimostrata l'esistenza di una successione di specie nelle comunità fitoplanctoniche: considerevoli variazioni nella composizione specifica delle popoalazioni si sovrappongono alle imponenti variazioni stagionali del fitoplancton "in toto". I fattori proposti, per la loro influenza sulle variazioni stagionali del fitoplancton (inteso sia come un insieme, che come costituito da componenti specifiche) possono essere così raggruppati:

  1. fattori fisici parzialmente indipendenti (temperatura, illuminazione, turbolenza);
  2. fattori chimici interdipendenti (nutrienti inorganici, composti organici accessori quali vitamine, antibiotici, etc.);
  3. fattori biologici (parassitismo, predazione, competizione).

Poiché dall'andamento giornaliero della luce, della temperatura e degli altri fattori chimico-fisici risentono tutte le comunità eccetto quelle delle acque profonde, è ovvio aspettarsi che la maggior parte delle popolazioni (interdipendenti) presentino una periodicità in rapporto sia diretto che indiretto con le variazioni che si hanno nelle 24 ore.
Esempio di periodicità giornaliera è costituito dalla migrazione verticale dello zooplancton; i Copepodi, i Cladoceri, le forme larvali e gli altri organismi che formano lo zooplancton si spostano verso la superficie di notte e verso il fondo di giorno. Ogni specie, e a volte stadi diversi della stessa specie, rispondono in modo diverso cosicchè gli organismi non si affollano tutti nella stessa zona ma si ha una stratificazione che è più accentuata a mezzogiorno che a mezzanotte.

La concentrazione del fitoplancton dipende quindi strettamente dall'intensità della radiazione luminosa e dalla quantità di nutrienti presenti. La sua biodiversità è influenzata invece dalla salinità e dalla temperatura. Anche il movimento delle correnti e la concentrazione di zooplancton erbivoro svolgono un ruolo importante nella sua distribuzione.
Per la sua natura fotosintetica, il fitoplancton si trova maggiormente concentrato negli strati superficiali fin dove i raggi solari riescono a penetrare (zona eufotica). Non tollerando però un'eccessiva radiazione solare tipica della stagione estiva, gli organismi fitoplanctonici raggiungono la massima densità qualche metro al di sotto della superficie marina, dove le condizioni sono più favorevoli al loro sviluppo.
Non essendo condizionato dalla luce, lo zooplancton è invece presente in tutta la colonna d'acqua, dalla superficie alle zone profonde, e la ripartizione verticale dipende principalmente dalla diversa tolleranza alla temperatura, la quale decresce verso il fondo, dal tipo di alimentazione e dalle esigenze riproduttive.
Gli organismi fitofagi si localizzano in prossimità della superficie dove il fitoplancton è più abbondante; le specie necrofaghe sono maggiormente presenti nella regione meno luminosa, dove si cibano degli organismi morti che tendono a cadere sul fondo.
Molti organismi, che durante il dì risiedono in profondità, nella notte risalgono in superficie provocando un notevole aumento del popolamento acquatico. La distribuzione dello zooplancton dipende anche dalla presenza di un'area riproduttiva, che, durante la stagione appropriata, con la riunione della popolazione e la conseguente produzione di larve e spore, incrementerà la sua concentrazione.

 

Molte specie ittiche, vittime di predatori come spigole dentici e ricciole, si cibano del plancton spostandosi nelle aree in cui esso si concentra (ciò avviene non solo lungo la colonna d'acqua nei diversi periodi della giornata e dell'anno ma anche in prossimità della costa in occasione di mareggiate, forti correnti che agiscono per periodi prolungati etc.). In queste aree si concentrano quindi anche le specie che se ne cibano come: latterini, piccoli cefali, boghe, menole e tanti altri pesci di piccola taglia come gli avannotti. S'innesca così quel ciclo del pesce grande che mangia quello più piccolo che rende probabile in queste aree l'incontro anche con il grosso predatore.

 

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