Nella foto da sinistra: Fabrizio (Il Naturista), Marco
(il Vice-Capitano), Dimitri (il Capitano), Fabrizio (Ovola).
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In fondo sembra facile........
Venerdì 12 settembre 2003
E' arrivato il giorno che ormai da qualche settimana aspettavamo.
Un lungo settimana per cinque amici (tre dei quali sposati) con
il seguente menù: mare, mangiate, carte, sci d'acqua
e, naturalmente, pesca. Si comincia proprio così visto
che il tempo a Baia Sardinia non è male.
Il vento si è calmato, il gommone è pronto. Manca
solo un amico, Filippo, che all'ultimo è dovuto rimanere
a Roma. Dallo sbarco di Olbia Marco, Fabrizio e Fabrizio si dirigono
direttamente a casa del "quarto uomo", Dimitri. Di tutti
è quello che ha più esperienza, in fatto di pesca.
La voglia di uscire e gettare la lenza è cresciuta in
modo esponenziale visto che nei precedenti giorni il tempo non
gli aveva permesso di lanciare la sfida ai pesci della Sardegna.
Uno su tutti: la ricciola. Dimitri, il Capitano, è ancora
a letto, dorme. Sono le 8 e 45. In un'ora, svegliato il Capitano
e preparata l'attrezzatura, siamo sul gommone pronti a partire.
Un giro sottocosta a caccia della Aguglia, inimitabile richiamo
per la ricciola. Un'occhiata, un'altra, un'altra ancora.
Qualche minuto e arriva il poker. Tutto sommato un ottimo inizio.
Solo Fabrizio non ha ancora preso nulla. Difficile capire se a
lui, che del rispetto per natura e ambiente fa il suo credo di
vita, la cosa faccia o meno dispiacere. Comunque da lui arriva
il colpo di classe.
Un piccolo tiro e dal pelo dell'acqua spunta l'inconfondibile
sagoma affusolata.
Ora il difficile è accelerare i tempi, andare al largo,
trovare il posto che non si può rivelare a nessuno e mettere
in acqua l'Aguglia ancora in vita. Canne a posto e via. Sul posto
si posiziona il salvagente di riferimento in acqua, si prende
la canna.
Niente di ipertecnico, una semplice canna gialla da poche libre,
una ventina, un mulinello che qualche anno fa costava poche decine
di migliaia di lire e una lenza un po' malandata, dove sono fissati
i due ami storti e il piombo.
L'Aguglia nel secchio non se la passa bene, bisogna sbrigarsi.
Quando il Capitano la prende e la lama. Deve essere bravo e veloce,
è uno dei momenti più delicati della pesca alla
ricciola. Sembra morta. Un viaggio a vuoto?
No, perché appena in acqua ritrova la giusta vitalità.
Si può cominciare.
Io, il vice Cap, al timone. Il Capitano controlla la sua canna,
dosa la lenza e poi la poggia nel reggicanna per accendere una
sigaretta. Ovola (è il soprannome del Dottor Fabrizio che
ormai da qualche settimana sogna la caccia grossa in mare) riprende
la sua fedelissima "cannetta " da 20 euro, butta amo
e verme anche se il capitano gli dice che è una perdita
di tempo. Lui confida sulla buona sorte che lo asseconda sempre
al gioco, ma la pesca è un'altra cosa.
Fabrizio, "il naturista", scruta l'orizzonte. Passano
20-30 minuti e il mulinello "parla". Il rumore sembra
quello giusto e così è. Comincia la sfida. Ovola
sebbene con qualche reticenza, ripone la sua fedelissima, piccola
canna e si prepara a dare il suo contributo.
La ricciola ha abboccato, ora viene il difficile.
Centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, la lenza torna
al suo posto, intorno al mulinello.
Ci vuole un po' di tempo ma alla fine si vede il pesce saltare
fuori dall'acqua. E' grosso e ormai mancano pochi metri alla sua
conquista.
E' sempre più vicino, la sua sagoma scivola a pochi centimetri
dal pelo dell'acqua. Passo la rete a Ovola che si avvicina al
Capitano.
Gli ultimi sforzi, la ricciola è fuori e in un secondo
al sicuro.
E' bella, grande, sfiora i 6 kg.
Che colpo, ragazzi !!!
In fondo non è così difficile come ci avevano
raccontato o .... , almeno, così sembra.
Un saluto a tutti
Alcini Marco
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